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LA CHIESA DI SAN GIORGIO A VILLA LESA

a cura di Andrea Montano

Chiesa di San GiorgioLa piccola chiesa di San Giorgio è stata fino al 1782 la Parrocchiale di Villa Lesa e si presenta oggi come un piccolo edificio annesso alla più recente (secolo XVIII) chiesa di San Giovanni Battista.
Il suo campanile permette di datarla alla prima metà dell’XI secolo; il portoncino d’accesso, in pietra di Angera, è datato al 1592, anno in cui il parroco don Domenico De Filippi fece restaurare la chiesa e scolpire il bassorilievo della lunetta, che rappresenta il Santo nell’atto di trafiggere il drago e, sotto di esso, l’iscrizione dedicatoria.
All’interno, sul muro di fondo della navata, è affrescata una Crocifissione attribuita a Giovani Maria da Rumo di Oleggio, un pittore di scuola gaudenziana di cui si conosce pochissimo, praticamente solo un altro affresco, un’Assunzione della Vergine, firmato e datato 1553, nella chiesa di Santa Maria Assunta a Susello di Ghiffa.
L’opera ne cita pesantemente un’altra di Gaudenzio Ferrari, la Crocifissione di Santa Maria delle Grazie a Milano (1542), di cui riprende fedelmente la disposizione dei gruppi e delle figure intorno alla croce: è stata fatta addirittura l’ipotesi che l’artista abbia utilizzato i cartoni originali di Ferrari. Nella parte sinistra è visibile il gruppo della Madonna svenuta e delle due Marie che la sostengono, al di sopra uno dei ladroni. Al centro il Crocifisso, circondato da angeli dolenti e, al disotto, un armigero a cavallo e un soldato gozzuto, a destra dovevano esserci, come nell’originale gaudenziano, il secondo ladrone e i soldati intenti a giocarsi le vesti.
Rispetto al modello milanese le espressioni e gli atteggiamenti sono più intensi e drammatici ai limiti dell’esasperazione.
L’affresco oggi è pesantemente danneggiato: durante la costruzione della nuova chiesa l’angolo nordoccidentale della navata venne tagliato, e tutta la parte destra dell’affresco distrutta, con l’eccezione della mano del Crocifisso, sopravvissuta in una piccola nicchia appositamente costruita. Inoltre, proprio sotto la figura centrale, venne aperta, forse in un secondo momento, una porta di comunicazione con la nuova sacrestia, rimuovendo un’altra sezione del dipinto.
Non è affatto chiaro perché la vecchia chiesa non sia stata completamente demolita dopo il completamento della nuova: è possibile che si volesse conservare quello che restava dell’affresco, ma anche che siano venuti a mancare i mezzi per costruire un nuovo campanile e si sia quindi rinunciato ad ulteriori demolizioni.
Per circa due secoli il vecchio edificio è stato usato essenzialmente come deposito di arredi sacri e ingresso ‘di servizio’ al campanile e alla sacrestia nuova e il dipinto quasi completamente dimenticato, fino al 1908, quando venne individuato da Antonio Massara, e citato sulle guide per qualche anno, prima di essere di nuovo ‘perduto’. Solo nel 1979 venne attribuito per la prima volta a Giovanni da Rumo da P. Astrua e C. E. Spantigati della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte, e finalmente restaurato, per iniziativa del Consiglio Parrocchiale di Villa nel 1991, da Alessandra Tibiletti e Paola Villa naturalmente nella parte superstite e per quanto consentissero le cattive condizioni di conservazione e i danni subiti nei lunghi anni di abbandono.

 
 
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