Sala Manzoniana

La neoclassica Villa Stampa dove Alessandro Manzoni soggiornò a lungo, dopo il suo secondo matrimonio con Teresa Borri, vedova del Conte Stampa, è oggi proprietà della Banca Popolare di Novara. Il Sindaco di allora, Giuseppe Marenzi, ottenne che un ambiente fosse destinato a sede museale per custodire manoscritti e cimeli del grande scrittore insieme a quelli dei suoi amici come il poeta Giulio Carcano e del filosofo Antonio Rosmini, con cui intratteneva amabili discussioni d’arte e filosofia in riva al lago. (Visite su prenotazione. Info: 0322/76421 – 339/8513219).

 

Molto esaurienti, sull’argomento, le parole del lesiano Andrea Montano qui riportate integralmente:

Negli ultimi anni del secolo XVIII l’aristocrazia lombarda aveva già scoperto il Lago Maggiore come luogo di villeggiatura lontano dalla confusione delle città, in un ambiente celebrato per la sua bellezza dai primi grandi viaggiatori romantici.
Nel giro di poco più d’un secolo le prime lussuose residenze padronali, costruite accanto ai vecchi borghi e sui possedimenti familiari, furono seguite e affiancate da costruzioni altrettanto, se non più, sfarzose immerse e nascoste in grandi parchi all’inglese, e sempre meno legate alle coltivazioni agricole, a cui sottrassero progressivamente i terreni accuratamente conservati nei secoli per un’agricoltura altamente specializzata e redditizia.
La villa dei conti Stampa, ricca famiglia milanese che aveva ottenuto il suo titolo nel 1787, appartiene al primo tipo: sorgeva proprio al limite settentrionale del vecchio centro abitato, affacciata direttamente sul lago, proprio ai piedi della collina coperta di frutteti, vigne e uliveti.
Poco dopo il suo completamento la costruzione dello stradone, la strada napoleonica oggi diventata la statale del Sempione, provocò la demolizione quasi totale delle ali laterali, portando la facciata neoclassica dell’edificio principale quasi a filo della strada.

 

 

Al di là di essa, e al di sotto del suo livello, rimase la darsena privata, ricordo dei tempi in cui il lago era normale via d’accesso.
Oggi l’edificio è quasi invariato nell’aspetto esterno, ma la sua posizione attuale piuttosto scomoda, tra la strada, la ferrovia e la parte più vecchia del centro abitato, ha impedito che continuasse ad essere una dimora signorile, a differenza di altre ville più tarde che, magnificamente isolate nei loro parchi, hanno conservato il proprio rango patrizio.
Attualmente ospita appartamenti, uffici e la sede locale della Banca Popolare di Novara, mentre gli ambienti interni, dove non sono stati radicalmente ristrutturati, hanno conservato la struttura originale, ma appaiono più trascurati degli esterni.
Dietro l’edificio principale, in quella che un tempo era l’abitazione del fattore, èstata allestita una Sala Manzoniana che contiene vari cimeli e ricordi, oltre alla ricostruzione con gli arredi originali dello studio di Giulio Carcano, uomo politico, drammaturgo e traduttore di Shakespeare, amico e vicino di casa dei Manzoni, frequentatore abituale di Villa Stampa.
Manzoni villeggiò più volte nella villa del figliastro Stefano Stampa, pittore allievo di d’Azeglio e Hayez, a partire dal 1839 e vi rimase a lungo tra il 1848 e il 1850, in un periodo durante il quale avrebbe potuto essergli pericoloso rientrare a Milano sotto il governo asburgico.

Da Lesa si spingeva spesso fino a Stresa, per incontrare l’amico e maestro Rosmini e altri intellettuali che frequentavano l’anziano prete filosofo; questi colloqui sono riportati nelle Stresiane di Ruggero Bonghi.
Il suo passatempo preferito, secondo i testimoni dell’epoca, era di sedersi davanti alla porta di casa per osservare il traffico delle carrozze sulla strada; ma al periodo di esilio lesiano risalgono due opere minori, il discorso Del romanzo storico e il dialogo Dell’invenzione, il secondo in particolare interamente ideato e realizzato a Lesa, nonostante le preoccupazioni per problemi economici e familiari e la necessità di farsi mandare da Milano tutto il materiale di documentazione.